lunedì 22 luglio 2013

Il perdono

Quando veniamo feriti da una persona che amiamo ci chiediamo quale sia la cosa migliore da fare: perdonare o chiudere definitivamente la porta? Non è facile fare una scelta, ci sono persone che non si rendono neanche conto del male che ci fanno e anche facendoglielo notare  non comprendo il nostro stato o la ragione della nostra sofferenza, perché per loro quello che stanno facendo è normale e giusto.
A volte ritengo che perdonare sia un’ottima scelta, in fondo tutti sbagliano, a chi non è mai capitato di ferire una persona che ama?! Non lo si fa di certo intenzionalmente, ma può succedere. 
Perdonare però significa anche dare un’altra possibilità di essere feriti e quando il dolore è talmente forte da anestetizzare ogni sentimento, allora solo una cosa rimane da fare, chiudere. E non perché non si ami più quella persona, ma perché la sofferenza è troppa per andare avanti. Semplicemente capita che si è troppo diversi per fare un percorso insieme, senza colpe né responsabilità.
Penso spesso a mio padre: per quanto io lo amassi trovava sempre il modo di ferirmi, certo sicuramente non se ne rendeva neanche conto, però succedeva. Quando non ce l’ho fatta più a sopportare oltre, ho dovuto proteggermi per sopravvivere. Ho perdonato, ma stando a debita distanza.
Io sono una persona che perdona, non amo serbare rancore o restare arrabbiata, ma, quando la situazione lo richiede, sono costretta ad allontanarmi dalle persone che mi feriscono.
Ultimamente mi capita spesso di discutere con una mia carissima amica che ritengo parte della mia famiglia, incomprensioni che mi feriscono nel profondo e che mi spingono quotidianamente ad allontanarmi da lei. Le parlo, le dico quello che provo e come mi sento e sembra capire e chiedermi scusa, ma poi fa comunque quello che vuole. Spesso mi fermo a pensare e a chiedermi se sono io che sbaglio, ma l'amicizia come l'amore è un fiore delicato che va nutrito  e curato da entrambe le parti, altrimenti diventa secco e muore e una volta che è morto purtroppo non si torna indietro.
Ecco perché bisogna prendersene cura finché c'è.
Forse quando succede è perché uno dei due non ha più la volontà di farlo.


                                                                                                                        Sara

martedì 16 luglio 2013

In realtà ho paura

Irrequietezza è la parola che più mi si addice ultimamente, provo un turbine di emozioni, non sempre piacevoli.
Cerco di trovare la calma con ogni mezzo, ma in questi ultimi tempi è difficile, la mia mente viaggia a mille, alla memoria mi vengono parole dette che feriscono e cose fatte che non finiscono di convincermi, spesso lascio perdere perché non puoi obbligare nessuno a essere sincero se non vuole esserlo, ma non sono né stupida né tanto meno sprovveduta, mi faccio forza tenendo stretto il mio piano B.
Le persone sono strane, ti portano in cima al mondo alla stessa velocità con cui ti fanno precipitare in basso.
Eterna sognatrice e carica di pensieri positivi, decido di non chiudermi in me stessa, anche se ultimamente ne avrei tanta voglia, vorrei perdermi nei miei pensieri e nei miei ricordi belli, vorrei partire per terre lontane e misteriose, ma per quanto veloce si possa andare non è possibile fuggire da se stessi, dalle proprie paure e dai fantasmi, quindi rimango.
Affronto il mondo a testa alta mentre sistemo sul mio viso una bella maschera con un sorriso per nascondere le mie lacrime, per proteggere le mie fragilità, per celare al mondo che dentro mi sento morire. Va tutto bene, va sempre bene e, quando non è così, fingo.
Voglio svegliarmi!!!
Poi mi fermo e mi accorgo che questo incubo è la realtà e che forse non è poi cosi male.
Ho tante persone che mi amano, che mi aiutano ad alzarmi quando inciampo e sono troppo stanca per farlo da sola, che mi asciugano le lacrime quando per pochi istanti tolgo la maschera.
Forse quello che non sanno è che sono più fragile di quello che sembro e che non ho ancora imparato a chiedere aiuto quando sto male dentro, ho solo imparato a soffocare il mio dolore, i miei dubbi e le mie insicurezze.
Forse per questo ho sviluppato il dono di vedere e comprendere  le fragilità degli altri e tendo una mano dove mi sia possibile.
La verità è che ho paura... sono così vicino alla meta che temo che sia solo un’illusione.
Non posso essere io quella donna fortunata che trova un uomo eccezionale che vuole condividere la sua vita con lei, che ha un fratello che si fa in quattro per darle tutto quello che è necessario, che ha una madre che ha abbandonato il mondo esterno per aiutarla e starle vicino, che ha delle persone meravigliose che sono presenti nonostante le difficoltà che la situazione richiede.
Ecco perché vale la pena andare avanti e sorridere anche se mi sembra che il mondo mi prenda a calci. Perché per quanto io faccia fatica a crederci, questa volta quella donna fortunata sono io!
                                                                            Sara


lunedì 8 luglio 2013

L'albero... della vita


L'altro giorni avevo difficoltà a stare da sola con me stessa, mi sentivo agitata, sentivo tornare tutte le mie paure. Più cercavo di scacciarle e più si facevano prepotenti e pressanti.
Tranne rare occasioni, in cui lo sconforto prende il sopravvento, cerco sempre di reagire e farmi forza. Allora ho preso un foglio e una matita e mi sono messa a disegnare la prima cosa che mi è venuta in mente. Ho disegnato un maestoso albero piene di foglie, sane e vitali come io stessa punto ad essere e sono stata subito invasa da un senso di pace e di tranquillità. A volte un gesto semplice e considerato da molti banale e infantile ha il potere di aiutarti a  ristabilire o a trovare  un po’ di equilibrio interiore.
Mi piace disegnare e giocare con i colori, anche la mia vita prende tono come un grande e luminoso arcobaleno.
Fino a qualche anno fa mi vergognavo a confessarlo, dovrei essere una donna non più una bambina… o sei un artista e sai disegnare bene o lascia giocare chi ha l'età per farlo. Poi ho capito che se si vuole essere felici non bisogna mai mandare a dormire il bambino che c'è dentro di noi, l'adulta e la fanciulla possono e devono coesistere.
Per superare i momenti brutti o irrequieti mi distraggo come meglio posso, cerco di trovare la pace dentro di me dando spazio a quello che mi fa stare bene, stare con le persone che amo, fare un puzzle (che mi procurerò appena le finanze me lo permetteranno), cucinare (ormai molto raramente), scrivere o disegnare (certo sempre con i miei limiti).
Mi manca il lato creativo che faceva quotidianamente parte della mia vita, anche e soprattutto nel lavoro che avevo scelto, la parrucchiera, mi aiutava a vivere più serenamente  le emozioni che avevo dentro, i malumori e le paure.
La vita è preziosa, spesso non ce ne rendiamo conto, veniamo assorbiti così profondamente dal lavoro e dalla vita frenetica che ci circonda che ci dimentichiamo di vivere veramente, di vivere accanto alle persone che amiamo, dimentichiamo quali sono i veri valori, la vita è fatta di attimi che non torneranno mai più. A volte le persone se ne vanno senza un preavviso e solo lì capiamo che forse avremmo potuto fare di quell'ultimo giorno un giorno speciale, perché allora aspettare?
Se mi dovessero dire che ho solo un giorno da vivere non vorrei andare da nessuna parte, non vorrei mangiare niente di particolare, né comprare oggetti da sempre desiderati, l'unica cosa che vorrei è stare con le persone che amo perché sono loro l'unico bene prezioso che ho.
                     Sara

lunedì 1 luglio 2013

Vivo in una sala d'attesa


I problemi cominciano a tornare; davanti alla mia camera hanno asfaltato la strada e il mio vicino sta preparandosi a dipingere il balcone. Mi sento ogni giorno di più scivolare in un oblio infinito.
Inoltre mi sembra di trascorrere la mia vita in una grande sala d'aspetto, in attesa di qualcosa o qualcuno.
Aspetto che mi facciano da mangiare, la spesa, che mi telefonino (quando lo faccio io sbaglio sempre i momenti) oppure che mi mandino un messaggino, per la serie sì, siamo molto impegnati, per noi altri la vita va avanti ma comunque ho trovato il tempo per pensarti e scriverti, o ancora meglio che mi vengano a trovare.
Devo sempre aspettare gli altri per fare qualsiasi cosa.La mia vita è ferma in una sala d'attesa, solo che non so bene che cosa sto aspettando.
Quando sto male tendo a perdere la realtà delle cose, un piccolo sassolino diventa un grosso, enorme macigno e vorrei  solo vicino a me le persone che amo. Purtroppo non sempre questo è possibile per impegni come dire inderogabili. Io sono arrivata a pensare che sono ormai talmente abituati a vedermi stare male che non ci fanno più caso, a volte riesco a non soffrire più per questa cosa, altre invece ometto di dire che sto male così ho la scusa che non lo sapevano.
Vorrei solo per un giorno prendere una pausa dal mio corpo e da questa malattia che troppe volte prende il sopravvento sulla mia vita.
Una volta ero forte, ero pronta ad affrontare il mondo con le unghie e con i denti, ora non mi riconosco più: ho paura di fare qualsiasi cosa, ho paura perfino di toccare una persona senza guanti, ho il terrore di aprire una finestra.
Ma la cosa peggiore è mangiare. Ormai mi sveglio con l'ansia di mangiare perché in questi ultimi tre giorni tutte le volte che lo faccio succede qualcosa, o mi prude la pelle, o la gola tende a gonfiarsi mentre tutta la bocca interna pizzica e diventa rossa oppure, come stasera, mi formicolano la guancia e la gola e mi prude la pelle, il tutto accompagnato da un fortissimo mal di testa.
Già non è il massimo della vita mangiare da soli, ma farlo quando si hanno questi problemi è terribile.
Credo che un giorno deciderò semplicemente di smettere di mangiare.
La cosa peggiore della paura di mangiare è però la fame.
Marco è sempre al mio fianco e cerca di non farmi mancare niente ma è molto preso per il lavoro tanto che a volte passano giorni senza vederlo e sentendolo pochissimo.
Ammetto che in questo momento il mio umore non è dei migliori, non è che vedo tutto nero ma mi sento un po’ sola. Penso sia comprensibile
                                                                     Sara

martedì 25 giugno 2013

A. A. A. editore cercasi


Abbiamo scritto la parola Fine al racconto della storia di Sara e ora è arrivata la fase forse più difficile del nostro progetto: quello di trovare una casa editrice disponibile a pubblicare il libro.
In un anno e mezzo si sono alternati periodi di intenso lavoro ad altri di riflessione, a quelli in cui le condizioni di salute di Sara imponevano uno stop. Diciamo che questa è ufficialmente la seconda stesura anche se le modifiche apportate nel corso del lavoro sono state diverse. I dubbi non sono mancati su come portare avanti il racconto, ma non abbiamo mai rinunciato a dire sempre la verità salvo cambiare qualche nome per tutelare la privacy di alcuni personaggi.
Il nostro obiettivo, lo abbiamo sempre dichiarato, non è quello di scrivere un best seller, ma un testo semplice che possa essere letto da tutti per far conoscere la Sensibilità Chimica Multipla e quindi dare un aiuto a chi ne soffre abbattendo il muro dell’ignoranza che porta all’incomprensione in chi vive accanto all’ammalato ma anche a valutazioni sbagliate da parte degli stessi medici.
Bene, ora incrociamo le dita e iniziamo a contattare gli editori. E’ probabile che occorreranno mesi…
Qualche suggerimento?  

Patrizia

martedì 18 giugno 2013

La mia settimana "benessere"


Guardo fuori dalla finestra e il panorama è da togliere il fiato, con le montagne di San Candido davanti a me.
Il clima è piacevole, il sole mi scalda la pelle e sento gli uccellini cantare.
Io e Marco siamo finalmente partiti per la settimana offertami dal sindaco Werner Tschurtschenthaler e dalla sua Amministrazione, che ringrazio con tutto il cuore.
E' la nostra prima vacanza insieme completamente soli.
La convivenza non è facile, ma tutto sommato raggiungiamo un buon equilibrio. Per molti versi siamo simili, vogliamo stare insieme conservando però ognuno la propria identità.
Lui è sempre attento, cucina per me, lava i piatti e cerca per quanto gli sia possibile di non farmi mancare niente, devo dire con ottimi risultati.
Fatico ancora ad aggiungere alimenti, l'ultima crisi è stata pesante e traumatizzante e ho ancora moltissima paura.
In questi giorni stiamo guardandoci in giro per cercare una casa per la nostra vita futura. Pensiamo di trasferirci qui prima della fine dell'anno, per ora è solo un progetto, ma piano piano sta prendendo sempre più forma.
Nell'attesa continuiamo con serenità e complicità a goderci gli ultimi giorni di questa bellissima vacanza insieme.
Il mio sentimento per Marco è sempre più forte. Mi rendo conto di tutto quello
che sta facendo per me, lo so che rinunciare alla sua vita per seguirmi definitivamente a San Candido non è facile.
Ti amo, Marco, veramente e con tutta me stessa, non ho mai amato nessuno quanto amo te...


 Sara


martedì 4 giugno 2013

L'abito non fa il monaco ma a volte la felicità


Tre anni fa ero una persona come tante.
Sveglia presto, doccia, scelta d'abiti, colazione e via di corsa al lavoro.
I miei gesti quotidiani erano per me scontati, non avrei mai pensato che di punto in bianco ogni certezza sarebbe crollata così all'improvviso.
La prima cosa a cui ho dovuto rinunciare sono stati numerosi cibi, il primo a essere eliminato dalla mia tavola  e' stato il pomodoro. Poi ho rinunciato a bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, ,detersivo per lavatrice,  e qualsiasi abito con una minima percentuale sintetica. infine ho chiuso il negozio e perso l'opportunita' di lavorare
Adoravo i miei abiti, quando ero triste, di cattivo umore o non mi sentivo particolarmente in forma mi vestivo di tutto punto in modo semplice ma elegante, un bel paio di scarpe e via ad affrontare il mondo a testa alta.
In un attimo tutto è cambiato.
La mia femminilità ne ha risentito, a volte non mi sentivo neanche una donna.
Piccoli gesti quotidiani che ora non do più per scontati.
Come indossare un reggiseno... e' stato uno dei capi che mi è mancato di più in questi anni, non ne esistono o quasi senza elasteno, mi ero ormai rassegnata, ne avevo acquistati alcuni che spacciavano per 100% cotone ma cosi non era, la pelle si arrossava e bruciava da impazzire, poi un giorno navigando su internet sono capitata su un sito di abbigliamento biologico, ci sono molti capi deliziosi e biancheria intima veramente carina .
Mi sono decisa a prenderne uno per provare e ora finalmete ho un reggiseno che riesco a indossare.
Per chi come me soffre di questa patologia sa che è un problema anche solo vestirsi, ma grazie a persone come la signora Mancinelli proprietaria del negozio Altramoda (http://www.altramoda.net/ ), che ringrazio di cuore, anche vestirsi sta ritornando ad essere un piacere.
Oppure indossare un paio di ballerine rosse... Marco pochi giorni fa me ne ha regalate un paio veramente meravigliose, le adoro... quando le ho ai piedi mi sento Dorothy nel mondo di OZ.
Classe, eleganza e femminilità, stanno tornado nelle mia vita, e per questo voglio ringraziare chi mi aiuta a rende quotidianamente tutto questo possibile....
Sara